Le alluvioni in Liguria

Nell'autunno 2011 (25 ottobre e 4 novembre), e di nuovo in quello 2014 (10 ottobre, 5 e 11 novembre), la Liguria è stata colpita da gravi fenomeni alluvionali. Calamità di questo tipo, devastanti per persone e cose, sono estremamente dannose, anche per gli archivi: l'umidità favorisce lo sviluppo di muffe e batteri, le carte imbevute si compattano, gli inchiostri si sciolgono, le camicie dei fascicoli rilasciano colore, graffette e fermagli arrugginiscono e macchiano, il fango sporca e inquina...Un archivio allagato è l'immagine di un disastro, verrebbe spontaneo arrendersi alla catastrofe, allargare le braccia e buttare via tutto...Ma la prima impressione spesso trae in inganno. Molto si può fare, prima per evitare che gli archivi vengano colpiti e danneggiati, poi per eliminare solo quello che può essere scartato senza danni, e per recuperare tutto il resto.

Per molti versi, l'alluvione di Genova del 4 novembre ha avuto effetti più devastanti per il patrimonio archivistico rispetto a quella del 25 ottobre: sono stati invasi dall'acqua archivi di istituti scolastici, dell'Azienda Sanitaria Locale 3 Genovese, del Comune di Genova, nonché depositi dove era collocato materiale del Museo Biblioteca dell'Attore. Le scuole e le parrocchie con sede nelle zone alluvionate sono state contattate dalla Soprintendenza nei giorni successivi all'alluvione: mentre non sono stati segnalati danni agli archivi parrocchiali, almeno due archivi scolastici (uno dei quali con documentazione dall'inizio del '900) erano stati gravemente danneggiati. Si è provveduto ad una prima selezione della documentazione che, per le sue caratteristiche di interesse transitorio, non valeva la pena recuperare e poteva essere eliminata immediatamente.

Grazie alla disponibilità del Comando Militare Esercito Liguria è stato possibile ricoverare temporaneamente la documentazione da asciugare in locali di una caserma in corso di dismissione, dove era presente anche una cella frigorifera, fondamentale per le unità archivistiche che, troppo danneggiate per essere asciugate manualmente, dovevano essere congelate per essere poi asciugate mediante liofilizzazione.

Complessivamente - e si tratta di una stima per difetto - sono state sommersi dall'acqua e dal fango oltre 1.400 metri lineari di documentazione. La valutazione dei danni effettivi non è stata immediata, sia perché la Soprintendenza ha in servizio un solo archivista, sia perché alcuni enti non hanno dato comunicazione di quanto avvenuto ai loro archivi, e le segnalazioni sono giunte da altre fonti.

Dal momento che gli archivi sono parte del nostro patrimonio culturale, può essere importante farsi un'idea di quanto è successo, di quanto si è fatto, di quello che si sta continuando a fare, e di quello che, forse, non si riuscirà a salvare. Una volta che l'acqua è penetrata in archivio e le carte sono bagnate, fradice, infangate, è importante agire velocemente, ma in modo appropriato e sensato; è necessario comunque distinguere tra quanto è da conservare e quanto, invece, si può eliminare, tra quanto può essere asciugato manualmente e quanto deve essere congelato per essere successivamente asciugato mediante liofilizzazione. Bisogna comunque prendere nota di quanto viene eliminato, almeno per sommi capi. Occorre dare immediata notizia alla Soprintendenza archivistica e bibliografica di tutte le situazioni in cui il patrimonio archivistico, avendo subito danni, necessita di interventi.

Purtroppo negli ultimi anni fenomeni di questo tipo sono, con i conseguenti danni al patrimonio culturale, sono divenuti sempre più frequenti; per questo la Direzione Generale degli Archivi ha istituito un Gruppo di Studio Nazionale che ha recentemente elaborato e messo a disposizione la prima versione delle Linee guida sulla prevenzione dei rischi e la reazione alle emergenze negli archivi, con l'obiettivo di fornire gli strumenti essenziali per prevenire e fronteggiare gli effetti di eventi calamitosi sul patrimonio archivistico.